|
MARISA MORI
La Galleria Narciso inaugura una mostra retrospettiva dedicata a Marisa Mori,
pittrice fiorentina allieva di Casorati la quale, durante gli anni Trenta, aderì al
Futurismo. L’esposizione offre uno sguardo complessivo sulla sua opera e un tentativo di
riscoperta di un’artista conosciuta in ambito accademico ma poco nota al grande pubblico.
Il maggiore interesse lo suscitano i dipinti legati alla poetica dell’aeropittura e i lavori
scenotecnici (teatrali e cinematografici), che svelano una intensa partecipazione alle
tematiche dell’avanguardia, sia nell’ottica del dinamismo che della spiritualità della seconda
generazione futurista. Quarantacinque opere ripercorrono l’intera produzione artistica della Mori,
illustrando anche l’ultimo periodo naturalistico che si apre dagli anni Quaranta. Dal primo periodo
torinese, immerso nel fervido ambiente casoratiano, all’amicizia con Fillia, Tullio Mazzotti
e Marinetti, la Mori si distingue sempre per la propria forte personalità che la rese libera da
ogni gruppo e ideologia. Nel centenario della nascita del Futurismo questa mostra vuole dunque
essere un inedito omaggio a un momento di quella gloriosa stagione artistica e un’opera di valorizzazione
di una pittrice che seppe intrattenere con i protagonisti di quel periodo intensi rapporti culturali.
BIOGRAFIA
Marisa Mori (Maria Luisa Lurini) nasce a Firenze nel 1900 ma si forma artisticamente
nella scuola di Felice Casorati. Nel 1918 si era trasferita con la famiglia a Torino
e, dopo avere dipinto per alcuni anni come autodidatta, entra nell’esclusivo atelier
di Casorati su consiglio dello scultore Leonardo Bistolfi. In questo ambiente, dove
assumerà l’incarico di assistente, conosce altre giovani pittrici: Nella Marchesini,
Daphne Maugham, Paola Levi Montalcini, Lalla Romano. Inizia fin da subito a esporre
nelle mostre del gruppo della scuola casoratiana tra cui: l’Esposizione delle vedute
di Torino nel 1926, alcune edizioni della esposizoni organizzate alla Promotrice di Belle
Arti del Valentino e le collettive di Casorati e allievi allestite alla Galleria Milano di
Milano, nel 1929 e nel 1931, e alla Galleria Valle di Genova nel 1930. In questo stesso anno
espone alla XVII Biennale di Venezia, dove tornerà nel 1934, nel 1936 e nel 1940. Rimarrà con
il maestro fino alla fine del 1931.
Da quel momento entra, su invito di Fillia e Tullio Mazzotti, in contatto con i futuristi della
seconda generazione torinese aderendo alle loro poetica e partecipando alle loro mostre in Italia
e all’estero. Nel solo 1932 partecipa: alla collettiva alla Galleria Codebò di Torino, alla mostra
“Enrico Prampolini et les Aéropeintres Futuristes Italiens” alla Galerie de la Renaissance di Parigi
e all’esposizione di aeropittura organizzata alla Casa d'Arte di La Spezia.
Tornata definitivamente a Firenze nel 1933, firma il Manifesto di Antonio Marasco “Gruppi futuristi
d'iniziative”, il “Manifesto della cinematografia futurista”, espone alla mostra d'arte futurista
allestita a Palazzo Ferroni di Firenze e ottiene inoltre il terzo premio alla prima edizione del
Premio Golfo di la Spezia (1933). Partecipa a molte manifestazioni di scenotecnica cinematografica
e teatrale fra le quali la “I Mostra Futurista di scenotecnica cinematografica” svolta a Roma nel
1933, dove gli viene attribuita una medaglia dal Ministro dell’Educazione Nazionale. Nel 1934 allestisce
la sua prima personale al Bragaglia Fuori Commercio di Roma. Espone alla Quadriennale di Roma nelle
edizioni del 1931, 1935, 1939, 1943 e 1951.
Con la fine degli anni Trenta e l’emanazione delle leggi razziali si allontana dal Futurismo dedicandosi
a una pittura naturalista e conducendo una vita alquanto ritirata. Si iscrive all’Accademia sotto
l’insegnamento di Arturo Checchi, e partecipa a molte mostre di pittura femminile in Italia e in Europa.
Muore a Firenze il 6 marzo del 1985.
|